Proteggere i mari per il futuro della Terra

Pubblicato lunedì, 23 aprile 2018

“Indagare le cause è una delle missioni primarie della scienza. Abbiamo deciso di declinare questo festival sul tema ambientale e in particolare sull’inquinamento da plastica, un argomento particolarmente sentito.”

– Marco Cattaneo, direttore National Geographic Italia

Salvare gli oceani

Grande protagonista del Festival è stata Sylvia Earle, “Her Deepness” per usare le parole del  New York Times. Come chiamare altrimenti un’esploratrice degli oceani come lei, una donna capace di immergersi sott’acqua per oltre 7.000 ore? Earle, che oggi ha 82 anni, ha condotto oltre 100 spedizioni fra l’oceano Pacifico e quello Indiano, si è immersa per la prima volta nel 1964 e da allora ha visto l’oceano mutare fra cambiamento climatico, overfishing, trivellazioni e inquinamento da plastiche e microplastiche.

Oceanografa ed esploratrice, la Earle nel corso di questi è anni è diventata un’ambasciatrice degli oceani: partecipa a conferenze ed eventi e non si nega mai a interviste che hanno lo scopo di sensibilizzare la popolazione sull’importanza dell’inquinamento ambientale.

“Gli oceani sono sotto attacco, ma siamo ancora in tempo per salvarli. L’oceano ci mantiene in vita, noi purtroppo abbiamo il potere di distruggerlo ma anche di proteggerlo: dobbiamo usare la nostra forza per preservarlo.”

– Sylvia Earle, oceanografa ed esploratrice

Sylvia Earle ha creato un’associazione, Mission Blue, che ha lo scopo di individuare nei mari degli "hope spots", così li ha definiti, e cioè letteralmente dei luoghi di speranza da preservare per garantire la biodiversità e la salute degli oceani.

A tal proposito, Sky Europe e National Geographic hanno assegnato tre borse di studio ad altrettante giovani ricercatrici under 30 che hanno presentato progetti volti a ridurre in modo tangibile l’inquinamento da plastica nei mari. Fra le tre premiate c’è un’italiana, Martina Capriotti dell’Università di Camerino, la quale ha presentato uno studio integrato fra inquinamento chimico e da microplastica nel mar Adriatico. Le altre due vincitrici della scholarship sono Imogen Napper, dell’Università di Plymouth (UK), e Annette Fayet, dell’Università di Oxford (UK).

La potenza della fotografia

In esposizione gratuita per tutta la settimana, la mostra di Fabiano Ventura intitolata “Sulle tracce dei ghiacciai – alla ricerca del passato per un futuro sostenibile” ha impressionato il pubblico per la potenza degli scatti. Fotografo paesaggista e ideatore del progetto, Ventura ha effettuato cinque spedizioni sulle più grandi catene montuose del pianeta allo scopo di documentare l’erosione delle masse glaciali. Lo ha fatto confrontando fotografie, le sue e quelle degli esploratori del passato, scattate anche a 100 anni di distanza mantenendo però lo stesso punto geografico di scatto, una tecnica nota come la "repeat photography".

Le avventure di Fabiano Ventura sono iniziate nel 2004, quando venne scelto come fotografo ufficiale per il 50° anniversario della salita al K2, la cima di 8.611 metri che venne conquistata per prima dagli italiani Achille Compagnoni e Lino Lacedelli il 31 luglio 1954. «In quel momento ho capito che volevo dedicarmi al tema dei cambiamenti climatici attraverso la fotografia», ha raccontato Ventura.

“Dopo Karakorum, Caucaso, Alaska e Ande, la quinta spedizione del progetto fotografico-scientifico italiano è partito per l’Himalaya (il 20 aprile scorso). La sesta e ultima tappa del progetto si svolgerà nel 2020 sulle Alpi.”

Per quanto si possa avere coscienza del fenomeno dello scioglimento dei ghiacciai, il confronto fra questi scatti è un messaggio molto più forte di qualsiasi parola. La potenza della fotografia, in questo senso, ha permesso al pubblico di comprendere quanto sia importante realizzare azioni concrete per contrastare il Climate Change.

Un festival di stampo Educational

Tanti i bambini che hanno partecipato al Festival delle Scienze. Il laboratorio più emozionante ha consentito ai più piccoli di produrre energia camminando su un tapis roulant. I volti dei bambini si sono illuminati quando hanno scoperto la magia della ricerca e della tecnologia, e cioè vedere che grazie alla camminata sul tappeto sono riusciti a produrre l’energia necessaria per accendere delle lampadine.

L’approccio didattico è stato quello del cosiddetto “Fablab”, e cioè del  fabrication laboratory. I bambini delle scuole romane hanno partecipato a laboratori nei quali hanno costruito dei robot, fatto i primi esperimenti di elettronica e sviluppato le interazioni con macchine di vario tipo. Hanno familiarizzato con i mestieri del futuro, ergendosi a veri protagonisti del festival grazie alla loro curiosità.

Quale futuro per la Terra

L’ultimo appuntamento del festival si è svolto la sera dell’Earth Day, la giornata mondiale dedicata al pianeta Terra. “Quale futuro per la Terra” è stato il titolo del panel che ha visto protagonisti, fra gli altri, Andrea Fantini, skipper dell’imbarcazione Class 40, una barca a vela sostenibile dal punto di vista energetico al 100%. Si è parlato della protezione dei boschi, dei danni causati dalla pesca intensiva nei nostri mari ma soprattutto dell’enorme quantità di plastica prodotta, circa 8,3 miliardi di tonnellate dall’invenzione di questo materiale.

Ogni anno sono circa 8 milioni le tonnellate di plastica che finiscono in mare. Negli oceani galleggiano enormi agglomerati di questo materiale, di cui si cibano animali e uccelli marini. Alcune stime dicono che sono 100 mila gli animali che ogni anno muoiono per aver ingerito plastica. 

“Lo stile di vita che pratichiamo durante le nostre traversate oceaniche, usando energie rinnovabili ed eliminando per quanto possibile tutto quello che è di troppo, riducendo al minimo il packaging degli alimenti ad esempio, è facilmente riproducibile a terra. È importante che questo stile di vita venga trasmesso ai bambini.”

– Andrea Fantini, skipper del Class 40

Il messaggio finale del panel per l’EarthDay è quello di non essere “le cause delle cose”, il claim del festival che in questo caso significa evitare di essere noi la causa della rovina del pianeta. «Abbiamo un futuro davanti e sta a noi decidere quale strada seguire per preservarlo» le parole di Peter Brannen, giornalista e autore del libro “The ends of the world”, intervenuto al panel.

Il National Geographic Festival delle Scienze ha registrato oltre 51 mila presenze, fra le quali circa 18 mila da parte di studenti. Già annunciati date e tema della prossima edizione. L’appuntamento è dal 7 al 14 aprile 2019, sempre all’Auditorium Parco della Musica, per celebrare un doppio anniversario: i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci e i 50 da quando Neil Armstrong calpestò il suolo lunare.