• {{currentSearchSuggestions.title}}
  • {{currentSearchSuggestions.title}}

Just Transition, nessuno resti indietro

Just Transition, nessuno resti indietro

La transizione energetica non deve dimenticare le comunità che dipendono dalle fonti fossili e a rischio di povertà energetica. L’idea al centro di diverse iniziative, dagli Stati Uniti all’America Latina all’Europa.

{{ item.title }}
{{ item.content }}

“I frutti appartengono a tutti, ma la terra non è di nessuno” ammoniva il filosofo Jean-Jacques Rousseau. L’emergenza sanitaria e quella climatica ci fanno toccare con mano le conseguenze incontrollabili dell’impatto delle attività umane sul pianeta.

La crisi che stiamo vivendo ha mostrato, una volta di più, quanto sia fondamentale l’energia per la nostra società. L’assistenza sanitaria, il lavoro da casa di milioni di persone, la necessità di dare continuità alla produzione industriale richiedono una fornitura sicura e costante di energia elettrica che però, mai come ora, deve essere generata senza alterare il delicato equilibrio del pianeta.

Una Green Recovery è la risposta che cerchiamo. Una ripartenza centrata su investimenti nelle tecnologie verdi e nella produzione di energia da fonti rinnovabili, ma anche sull’efficienza dei consumi, la mobilità sostenibile e l’economia circolare. Un’opportunità per conciliare la spinta alla transizione energetica con la creazione di posti di lavoro.

Parlare di transizione energetica non basta. Anche un processo virtuoso come questo va condotto con attenzione, per evitare di introdurre nuove diseguaglianze. Per questo motivo da qualche tempo si è affermato il concetto di Just Transition, cioè di transizione energetica giusta e che non lasci indietro nessuno.

Una transizione giusta e per tutti, infatti, tiene conto in particolare delle esigenze delle categorie sociali più esposte al cambiamento, come le comunità che basano la propria economia sull’estrazione del carbone. Se infatti la transizione energetica produrrà, in alcuni settori produttivi, una riduzione dei posti di lavoro, occorrerà essere pronti nel creare nuove opportunità di occupazione e di riqualificazione dei lavoratori e delle attività. 



Dagli SDG dell’Onu all’Europa

L’idea di una transizione energetica giusta è stata al centro dell’intervento del Segretario generale dell’Onu António Guterres all’ultima Conferenza mondiale sul clima, COP 25, a Madrid, dove è stato citato il piano Climate Action for Jobs presentato al summit sul clima di New York. A una transizione giusta guardano molti degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare l’SDG8 dedicato alla promozione di una crescita economica sostenibile e inclusiva, a un’occupazione piena e un lavoro dignitoso per tutti.

Di Just Transition parla anche la Climate Justice Alliance, una rete globale di organizzazioni non governative nata nel 2013 e tra i principali sostenitori del Green New Deal, il pacchetto di proposte avanzate negli Stati Uniti per affrontare i cambiamenti climatici e le disuguaglianze economiche. La CEPAL, la Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi, si è espressa più volte sull’importanza di una transizione energetica giusta così come la fondazione RES4Africa che ha annunciato anche uno studio sul tema in collaborazione con il Consiglio per la ricerca scientifica e industriale (CSIR).

L’Africa, in particolare l’area sub-sahariana, è la regione del mondo più colpita dal problema della povertà energetica: la metà delle persone non ha accesso all’energia elettrica. Un problema che ha un grande impatto anche sulla salute e sul benessere delle persone, nonché sull'ambiente, e che potrebbe trovare una soluzione in una transizione energetica inclusiva e sostenibile che passi anche dall’elettrificazione di nuovi settori.

Può sembrare incredibile, ma secondo stime della Commissione Ue, 54 milioni di cittadini europei soffrono di povertà energetica. Non solo. Oggi un quinto dell’elettricità prodotta in Europa deriva dal carbone, da cui dipendono un’industria mineraria e centrali disseminate in 31 regioni e 11 stati europei, per circa 230 mila addetti. Per queste comunità è pensato il programma per la Just Transition, presentato nell’ambito dello European Green Deal. Lo scopo è quello di aiutare i cittadini ad aggiornare le proprie competenze professionali ma anche a riqualificare le proprie abitazioni grazie un’energia pulita, sicura nella fornitura e a prezzi accessibili.

 


La Just Transition secondo Enel

Il nostro Gruppo ha sposato interamente lo spirito della Just Transition.  Con impianti per oltre 46 GW di potenza installata in 27 paesi del mondo, Enel Green Power è leader mondiale nel settore dell’energia pulita, con un piano di investimenti che aumenterà la capacità a 60 GW entro il 2022. Progetti che guardano nella direzione di portare i vantaggi della transizione energetica in tutto il mondo, aprendo l’accesso all’energia a tutti e creando valore condiviso nelle comunità nelle quali opera, in linea in particolare con gli SDG7 e SDG8 delle Nazioni Unite.

L’anno scorso Enel Foundation ha anche promosso una ricerca dal titolo “Just E-volution 2030”, in collaborazione con The European House Ambrosetti: l’analisi conferma, dati alla mano, i benefici anche per l’occupazione che derivano da investimenti green, dalla riqualificazione delle vecchie centrali e da programmi di riqualificazione e perfezionamento professionale per le persone più investite dal cambiamento. Per avere successo la transizione energetica non deve lasciare indietro nessuno. 

Contenuti correlati

Questo sito si avvale di cookie analytics e di profilazione, propri e di terzi, per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy  Accetta e chiudi