Sulle tracce dei ghiacciai: Karakorum 2009

Karakorum 2009

29 luglio 2009, volo Islamabad-Skardu: siamo diretti a nord, verso il Baltistan e Skardu, la “porta del Karakorum”. L’indomani, una giornata di trasferimento in jeep attraverso le spettacolari valli dell’Indo, dello Shigar e del Braldo ci porta ad Askole, l’ultimo avamposto civilizzato lungo il percorso verso il ghiacciaio Baltoro: un gigante di 60 chilometri, il quinto al mondo per lunghezza.

Da Askole partiamo per le due tappe di trekking più lunghe, trenta chilometri che copriamo in due giorni a quote relativamente basse (3100-3400 metri) e con un caldo intenso, a volte oltre i 30 gradi. Poco prima di raggiungere il campo di Payu, appena aperta la visuale sul Baltoro, abbiamo ripetuto una fotografia realizzata da Massimo Terzano, fotografo della spedizione del Duca di Spoleto del 1929: a 80 anni di distanza non si notano a prima vista grandi cambiamenti sulla fronte del ghiacciaio. 

Il giorno dopo ci avviciniamo alla fronte per ripetere una delle immagini più famose di Terzano. Qui constatiamo con rammarico che probabilmente sarà una delle ultime occasioni per godere di questo spettacolo incredibile: l’area del masso Terzano appare scalzata alla base a causa dell’erosione del fiume Baltoro, e a breve il masso sembra destinato al crollo.

Nei giorni successivi continua l’esplorazione attorno al Baltoro. Il 4 agosto, grazie alle approfondite ricerche bibliografiche, iconografiche e cartografiche condotte in preparazione della spedizione, riusciamo a localizzare lo stesso punto fotografico della bellissima panoramica del Baltoro, realizzata sempre da Terzano. 

Dopo una settimana di trekking sulle infinite morene del Baltoro, arriviamo allo splendido anfiteatro di Concordia a quota 4650 metri, una delle piazze glaciali più grandi del mondo, circondata da alcune delle montagne più alte della terra, fra cui il K2. Qui allestiamo il nostro campo base, come le prime spedizioni italiane del 1909 e del 1929, e subito iniziamo le attività di studio e di ricerca dei punti fotografici storici, integrati dai sopralluoghi necessari per poter valutare le difficoltà tecniche della salita, e per segnare le esili tracce che seguiremo di notte, durante le ascese per raggiungere le vette in tempo per sfruttare le ore di luce migliore.

Il 13 agosto partiamo dal campo base alle due del mattino, con i nostri tre portatori d’alta quota e con la nostra guida. Avanziamo su ghiaioni molto ripidi. Dopo dieci ore siamo in vetta, a quasi 5500 metri, stanchi ma felici per essere riusciti a raggiungere un altro luogo mitico: da questa stessa vetta Massimo Terzano ha realizzato, ottant’anni prima, una splendida immagine panoramica a 270° del circo di Concordia, utilizzata tutt’oggi dai glaciologi per studiare la dinamica dei ghiacciai, anche in relazione ai cambiamenti climatici.

Ripetiamo questa importante immagine per poterla offrire alla comunità scientifica e migliorare la nostra comprensione dei meccanismi che guidano la vita dei ghiacciai. 

Dopo una puntata di due giorni al campo base del K2, servita per alcuni rilievi geografici, si avvicina il momento di intraprendere il lungo viaggio di ritorno, che con circa 60 chilometri di trekking, in cinque giorni ci riporterà al villaggio di Askole. Siamo soddisfatti, quasi tutti gli obiettivi della spedizione sono stati raggiunti. Torniamo con un ricco bottino di immagini e informazioni, e siamo certi di poter fornire alla scienza un ottimo confronto per capire le possibili fluttuazioni del ghiacciaio nell’ultimo secolo: a prima vista, confrontando la visione attuale con le immagini del 1929, la fronte sembra aver subito una significativa perdita di spessore, benché in termini di arretramento si possa considerare stazionaria.

Testo a cura di Parallelozero liberamente tratto da: “I diari di viaggio di Fabiano Ventura © 2009 - 2018”