“Sulle tracce dei ghiacciai”, fotografia e scienza al servizio dell’ambiente

Pubblicato Mercoledì, 7 dicembre 2016

Enel Green Power presenta a Roma i risultati della spedizione Ande 2016, il progetto fotografico scientifico promosso dall’associazione Macromicro e ideato dal fotografo ambientalista Fabiano Ventura.

I mutamenti climatici e ambientali stanno producendo conseguenze non ancora del tutto prevedibili. Le temperature aumentano, i ghiacciai si ritirano e il livello dei mari cresce a velocità mai registrate prima, ma sono solo alcuni degli effetti di un processo che rischia di essere sempre più irreversibile.

“Sulle Tracce dei Ghiacciai” è un progetto fotografico-scientifico ideato e sviluppato dal fotografo ambientalista Fabiano Ventura con l’obiettivo di comunicare ad un vasto pubblico gli effetti dei cambiamenti climatici globali attraverso l’esperienza visiva dell’arretramento dei ghiacciai più importanti della Terra ottenuto comparando le fotografie storiche dei primi del Novecento.

“Enel Green Power sostiene il progetto “Sulle tracce dei ghiacciai” dal 2009 e il 7 dicembre 2016 presenta nell’Auditorium Enel di Roma i risultati della spedizione Ande 2016 svolta in Patagonia.”

Un modello 3D unico al mondo, 1000 fotografie scattate e geo-referenziate, elaborazione con software sofisticatissimi, circa 10 confronti fotografici con le immagini tratte dall’archivio storico di “Padre Alberto De Agostini”. Sono solo alcuni dei risultati del lavoro scientifico e fotografico successivo alla spedizione “Ande 2016”.

Grazie all’organizzazione di spedizioni dirette alle più importanti catene montuose del Pianeta e alla collaborazione di uno staff tecnico e un Comitato Scientifico internazionale, il progetto “Sulle Tracce dei Ghiacciai” ha permesso di effettuare misurazioni glaciologiche e realizzare nuove immagini fotografiche ad altissima risoluzione che riproducono fedelmente (stessa inquadratura e periodo dell’anno) quelle effettuate dai fotografi/esploratori di fine ‘800 e inizio ‘900.

Ventura ha ripercorso le orme del sacerdote salesiano, esploratore, fotografo e cineasta Alberto Maria De Agostini, ripetendone le splendide fotografie, realizzate tra il 1910 e la metà degli anni ’50, dagli esatti punti di ripresa e nello stesso periodo dell’anno.

“È sconcertante – ha commentato il fotografo – come dal confronto tra le immagini scattate da De Agostini poco più di ottanta anni fa e quelle scattate lo scorso inverno, emerga come delle masse glaciali immense come quelle che colmavano la valle del ghiacciaio Upsala, (lunga 70 km, larga oltre 10 km e nei punti più profondi anche 1000 m), siano completamente scomparse o si siano ritirate di decine di chilometri”.

Questi dati e altri sono apprezzabili anche dal modello 3D dello stesso ghiacciaio elaborato dai ricercatori che hanno preso parte alla missione fotografico-scientifica sviluppatasi lungo oltre 1000 km nella Patagonia cilena e argentina alla ricerca dei luoghi fotografici storici.

Le prime quattro spedizioni (nel 2009 in Karakorum, nel 2011 in Caucaso, nel 2013 in Alaska, 2015/2016 Patagonia) hanno visto il raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati, sia in termini di dati raccolti e fotografie comparative realizzate, sia in termini di divulgazione dei valori che il progetto propone. Con gli stessi obiettivi e la medesima metodologia operativa, sono in corso di organizzazione le prossime spedizioni su Himalaya (nel 2017) e Alpi (nel 2019).