Viaggio nel deserto dei “due inverni”

martedì, 4 luglio 2017

“La struttura è composta da due unità, ciascuna con una capacità installata di 24 MW. È il primo impianto geotermico di tutto il Sud America e la prima centrale ad alta entalpia di taglio industriale a esser costruita a una tale altitudine.”

Un progetto lungo dieci anni

Martino Pasti è il Project Leader di Cerro Pabellón, un progetto che Enel Green Power ha avviato nel lontano 2006. A causa delle condizioni estreme in cui nasce e dell’elevato livello tecnologico ed umano impegnato, più volte nel corso degli anni abbiamo rischiato di vederlo cadere e finire accantonato. Ma non è andata così.

“Aver raggiunto la sincronizzazione della seconda e ultima unità di Cerro Pabellón rappresenta un traguardo fondamentale”, spiega Martino Pasti che sta ancora guidando il progetto in Cile. “Le due unità sono state avviate a tempo di record e quasi in contemporanea, un lavoro che ha comportato un grandissimo impegno da parte di tutto il team di EGP ma che ha portato soddisfazioni enormi”.

Conclusa anche la seconda sincronizzazione, “dobbiamo completare la connessione dei pozzi geotermici che stiamo ancora perforando attraverso il cosiddetto Gathering System, un innovativo sistema di trasporto del fluido geotermico che ci terrà impegnati ancora qualche mese”.

“Il livello di tecnologia ed automazione che abbiamo applicato a Cerro Pabellón è superiore a qualsiasi altro nostro impianto nel mondo. Questo approccio si è rivelato necessario a causa delle condizioni estreme in cui il progetto è nato e per raggiungere l’obiettivo di minimizzare le attivitá di Operation e massimizzare l’affidabilitá.”

– Martino Pasti

Creare energia ai confini del mondo

Il clima del deserto di Atacama è caratterizzato da due eventi critici nel corso dell’anno. Da una parte c’è l’inverno “tradizionale” che va da giugno a settembre, durante il quale si raggiungono temperature fino a 30 gradi sotto zero e fortissime escursioni termiche, anche di 20 gradi tra il giorno e la notte.

Dall’altra parte c’è il cosiddetto “inverno boliviano” che si registra in piena estate, tra dicembre e marzo. Si tratta di un particolare fenomeno climatico che genera violentissime precipitazioni e alluvioni, spesso accompagnate da neve, grandine e tempeste elettriche.

“Ma non è finita qui – aggiunge Martino Pasti -. A Cerro Pabellón la saturazione d’ossigeno è molto bassa a causa della pressione atmosferica ridotta, quindi tutte le persone che raggiungono l’impianto subiscono uno stress fisico non indifferente che necessita un periodo di acclimatamento. Per questo l’accampamento si trova a circa 30 chilometri dalla centrale e a 3600 metri quota: dormire a 4500 metri sarebbe molto complicato”.

“A Cerro Pabellon si lavora per turni 9X9 o 14X14. Ogni 9 o 14 giorni lavorati è necessario prendersi 9 o 14 giorni di riposo. Questo comporta ovviamente un numero altissimo di risorse.”

– Martino Pasti

Innovazione senza precedenti

A Cerro Pabellón siamo in grado di produrre energia a zero emissioni 24 ore su 24, senza dover ricorrere a generatori diesel. Lo facciamo grazie a una innovativa micro-rete commerciale di tipo "plug-and-play", totalmente “emission-free” e alimentata da fotovoltaico solare e da sistemi di accumulo a idrogeno e litio. L'impianto, unico al mondo, risponde a parte della domanda energetica del campo base che ospita oltre 600 tecnici.

“Abbiamo creduto tantissimo in Cerro Pabellon e abbiamo portato a casa risultati che in tanti credevano impossibili. Adesso che l’impianto è diventato realtà ed è quasi terminato, questi risultati ci riempiono di orgoglio. È un’esperienza che mi accompagnerà per tutta la vita.”

– Martino Pasti

La micro-rete è un progetto di innovazione d’avanguardia e si basa su un sistema di storage ibrido (HyESS) che comprende un impianto solare fotovoltaico da 125 kWp, supportato da un sistema di accumulo a idrogeno da 450 kWh e da batterie al litio, da 132 kWh. Inoltre, un innovativo sistema di controllo ottimizza i flussi di energia elettrica prodotti dai moduli fotovoltaici e assicura che tali flussi siano condivisi in modo efficiente tra i due sistemi di accumulo per garantire la disponibilità continua di energia.